solitudine

Da bambino sentivo di essere solo, e lo sono ancora oggi, perché conosco cose e debbo riferirmi a cose delle quali gli altri apparentemente non conoscono nulla, e per lo più nemmeno vogliono conoscere nulla. La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell’inconscio.

Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri.

 

Letture consigliate: Colloqui con sé stesso, di Marco Aurelio

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FABRIZIO-DE-ANDRE

L’ultimo disco realizzato da un artista prima della propria morte ha sempre qualcosa di speciale, una scintilla di magia particolare. E’ l’ultima testimonianza artistica lasciata a questo mondo, la conclusione di un viaggio che comunque si sia svolto trova spesso un senso nascosto nella fine; e così la consapevolezza della scomparsa, il sapere che oltre quelle canzoni non ci sarà più nulla se non la luce forte del ricordo, l’addio, diventa tutto più dolce. Perché lo spirito stesso della musica si è fissato in quelle ultime composizioni, e con esse formerà un connubio indissolubile.

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