lavoro

La società in cui viviamo è una società “giusta”? Abbiamo tutti le stesse possibilità di percorrere la nostra personale strada per la felicità? Hell, no!

Cosa ce lo impedisce? Cosa impedisce (anche) ad un senzatetto di prendere in mano la sua vita? E’ possibile estinguere la povertà? Queste e tante altre domande sono trattate da Rutger Bregman, storico olandese, classe 1988, nel suo libro Utopia For Realists.

L’autore mostra com’è possibile ricostruire la società su idee visionarie ma assolutamente implementabili e riporta numerosi studi ed esperimenti sociali a supporto delle sue tesi.

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A tu per tu con lo scrittore di Erto. Che col suo ultimo libro fa l’elogio del fallimento. “Occorre imparare a riconoscerci come esseri imperfetti e a considerare la sconfitta come un tentativo positivo orientato al meglio, anche se non va a buon fine”.

Mauro Corona si presenta a cena con la classica divisa, scarponi e pantaloni da alpinista sotto una giacca di velluto e l’immancabile bandana in testa. Ha in mano una bottiglietta di collutorio. Un’immagine buffa e anche inaspettata, per uno che ha fatto dell’eliminazione del superfluo una legge di vita. Gliel’ha regalato un lettore che ha incontrato per strada, era un modo per lasciargli qualcosa di sé, e allora per lui in questo caso un valore ce l’aveva, quell’oggetto per nulla in linea con il personaggio.

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Credo che scoprire il proprio talento sia difficile e semplice al tempo stesso. Il problema, a mio parere, è che spesso lo diamo per scontato. Perché il talento non è qualcosa che si palesa improvvisamente dopo una vita trascorsa a fare altro ma nella maggioranza dei casi ci accompagna da sempre, in forme insospettabili.

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La vita è troppo breve per un lavoro a tempo pieno. Troppo breve, e troppo preziosa. Il tempo non controllato e misurato è un tesoro, le chiacchierate in libertà, i pomeriggi che scivolano lentamente nella sera, le cene che sono l’occasione per un ultimo caffè…

Qualche anno fa Mohit Satyanand decise di lasciare il suo lavoro full time per andare a vivere, insieme alla moglie, alla pendici dell’Himalaya. Quando tornò a Delhi perché per il figlioletto era giunta l’ora di andare a scuola, niente fu come prima. Per lui il tempo aveva acquisito un valore diverso e ciò che lo aveva spinto in passato a lasciare la città l’aveva plasmato in modo irreversibile.

Ecco la sua storia, raccontata in prima persona su Quartz:

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emilie-wapnick1“Cosa vuoi fare da grande?” Quanti di noi si sono sentiti rivolgere questa domanda? Da bambini, forse, questa domanda ci avrebbe fatto sognare; ma da grandi potrebbe causarci qualche disagio.

Alcuni di noi riescono a trovare la loro ‘strada’, la loro vocazione, a realizzare il sogno che da bambini tenevano nel cassetto: “io voglio diventare astronauta”; “io pompiere”; “io neurochirurgo pediatrico” 😀 … e così via.

E poi ci siamo noi…

Enjoy the video! 😉

SW

Se ti interessa saperne di più, leggi anche How to be Everything.

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L’olio di palma fa male alla salute? E’ cancerogeno? Che ruolo ha nella deforestazione e nell’innalzamento delle temperature? Quali sono le ragioni della sua diffusione nei prodotti alimentari e quali prodotti non lo contengono?

Da diversi anni si parla dell’utilizzo dell’olio di palma nei prodotti alimentari e ultimamente sono emerse voci molto critiche legate alle presunte responsabilità dei cambiamenti climatici originate dalla  deforestazione e dalla coltivazione di massa delle palme nelle zone umide.

Cercheremo di fare chiarezza su questi aspetti per capire se realmente l’olio di palma fa male alla salute e all’ambiente.

Cominciamo ad elencarne l’origine e le caratteristiche.

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blogging

Era da un po’ di tempo che avevo in mente di creare un blog ed ora… ECCOLO QUA!!! 😀

Ed ora che succede?? Boh… Succede che ora viene il bello! Succede che adesso ho uno spazio (più o meno) fisico dove poter organizzare tutto il materiale organico che fluttua liberamente nella mia testa in ordine sparso, convinzioni e dubbi che si sono avvicendati negli anni e che chiedevano di essere messi nero su bianco (o quello che è), per seguire il loro corso naturale che mi porterà ad essere quello che sarò.

Scriverò per tener traccia dei miei pensieri, organizzandoli in sezioni che sebbene distinte non saranno mai ‘compartimenti stagni’; ognuna è comunicante con l’altra, adiacente, espressione esteriore del mio essere interiore.

Scriverò per condividere con voi i miei pensieri, ricevere i vostri pareri e consigli, critiche ed esperienze dirette.

Scriverò (last but not least) perché trovo paradossale, nell’era dell’informazione, che si debba lavorare 8-10-12 ore al giorno per rendere ricco qualcuno che non apprezza il lavoro degli altri. Se è vero (come credo che sia) che il miglior lavoro che puoi fare è quello su te stesso, allora io ho deciso di prendermi il mio spazio e attuare una via di fuga graduale, non DAL mondo ma NEL mondo, perché credo che l’alienazione prodotta dal mondo del lavoro sia già più che sufficiente. Condividerò quindi i miei pensieri mentre cerco un mio naturale spazio vitale, fra libri e buon cibo, passeggiate all’aria aperta e attività che risvegliano le facoltà che Madre Natura ci ha dato e che l’Uomo moderno ha rinnegato di avere, dandole in cambio di un paycheck.

Detto ciò, chiudo con le parole di Rino Gaetano, che ripete grossomodo quello che ho già detto io con parole (ovviamente) migliori delle mie:

“Io scriverò, se vuoi, perché cerco un mondo diverso
con stelle al neon e un poco d’universo
e mi sento un eroe a tempo perso.”

Alla prossima…

Take care!

SW

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