Utopia per Realisti, di Rutger Bregman

by SnoopyWanderer on

La società in cui viviamo è una società “giusta”? Abbiamo tutti le stesse possibilità di percorrere la nostra personale strada per la felicità? Hell, no!

Cosa ce lo impedisce? Cosa impedisce (anche) ad un senzatetto di prendere in mano la sua vita? E’ possibile estinguere la povertà? Queste e tante altre domande sono trattate da Rutger Bregman, storico olandese, classe 1988, nel suo libro Utopia For Realists.

L’autore mostra com’è possibile ricostruire la società su idee visionarie ma assolutamente implementabili e riporta numerosi studi ed esperimenti sociali a supporto delle sue tesi. Queste sono alcune:

  • L’assegnazione a tutti (e senza condizioni) di un Reddito di Base. Chiamatelo pure Reddito di Cittadinanza o Reddito Universale, come vi pare. Esperimenti sociali in aree geografiche e contesti differenti dimostrano come il riconoscimento di un basic income ha molteplici effetti positivi sulla vita di chi lo riceve. Innanzitutto, giornate lavorative relativamente più brevi, in quanto parte del reddito di cui noi necessitiamo sarebbe riconosciuto a tutti i membri di una comunità in quanto tali. Il maggiore tempo libero è (sorprendentemente) molto spesso impiegato in corsi di formazione scelti autonomamente, o nell’educazione dei figli, o nel sacrosanto diritto di coltivare i propri hobby e vivere una vita più appagante anche al di fuori dell’ambiente lavorativo. Inoltre, si dimostra come l’elargizione di tale reddito comporti addirittura dei risparmi importanti sulla macchina burocratica-solidale necessaria alla (cattiva) gestione delle persone in stato di bisogno, oltre ad innescare in loro dei meccanismi maggiormente responsabilizzanti: in altre parole, dare dei soldi a qualcuno in stato di necessità direttamente in mano conviene sotto tutti i punti di vista, al contrario di quanto si pensa, anziché gestirne la situazione attraverso intermediari.
  • Settimane lavorative da 15 ore. Esatto, quindici… ora più, ora meno. Questo sarebbe possibile se applicassimo il principio “lavorare tutti, lavorare meno”. Non si vedono grandi impedimenti all’attuazione di tale principio, se non la scarsa popolarità dell’idea in sé. Gran parte dei disoccupati troverebbero nuovamente uno spazio importante all’interno della società e tante persone impiegate in turni massacranti potrebbero tornare ad uno stile di vita sicuramente più salutare, meno stressante e più appagante.
  • Stipendi più alti a chi crea ricchezza, e non a chi semplicemente la sposta o spesso la distrugge. Una comunità non può fare a meno di spazzini, insegnanti, medici chirurghi, … Se una delle categorie citate proclamasse una giornata di sciopero, le nostre città piomberebbero nel caos. Pensate ora ad uno sciopero dei banchieri: chi se ne accorgerebbe? (vedi la chiusura delle banche irlandesi nel 1970)

Questi e altri temi (l’utilità degli aiuti umanitari, la crescente automazione del lavoro, ecc…) sono affrontati attraverso il racconto di eventi storici e visioni utopiche sorprendenti.

Utopia per Realisti: lettura assolutamente consigliata! 😉

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Written by: SnoopyWanderer

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