Discorso sull’origine della Disuguaglianza, di Jean-Jacques Rousseau

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Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire “questo è mio” e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie e quanti errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappati i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili “Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!” [….]
Come un cavallo indomito alla sola vista del morso rizza i crini, batte la terra con i piedi e si dibatte furiosamente, mentre invece un cavallo domato sopporta pazientemente la frusta e lo sperone, così l’uomo barbaro non piega la testa al giogo che l’uomo civile porta senza protestare, e preferisce la libertà più tempestosa a una tranquilla soggezione.
Non è dunque dall’avvilimento dei popoli asserviti che bisogna giudicare delle disposizioni dell’uomo verso la servitù, ma dai prodigi che hanno fatto tutti i popoli liberi per garantirsi dall’oppressione. I primi non fanno altro che vantare continuamente la pace e la quiete che godono nelle loro catene, e ‘miserrimam servitutem pacem appellant’ (chiamano pace una miseranda schiavitù): ma quando vedo gli altri sacrificare i piaceri, la quiete, la ricchezza, la potenza, la vita stessa per conservare quel solo bene che è tanto disprezzato da coloro che l’hanno perduto; quando vedo degli animali nati liberi che odiano la cattività e che si rompono la testa contro le sbarre della loro prigione; quando vedo turbe di selvaggi nudi spregiare i piaceri europei e sfidare la fame, il fuoco, il ferro e la morte pur di conservare soltanto la loro indipendenza, sento che non spetta agli schiavi il parlare di libertà. 

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Written by: SnoopyWanderer

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