Sulle tracce di Marco Olmo

by SnoopyWanderer on

marco-olmo_solette-noene-testMarco Olmo, classe ’48, piemontese. Dalle competizioni domenicali è passato alle gare off roads e a 58 anni è diventato Campione del Mondo vincendo l’Ultra Trail du Mont Blanc, la gara di 168 km che abbraccia il Monte Bianco, preclusa ai più per la durezza del percorso che presenta oltre 9000 metri di dislivello positivo. E a 59 anni ha bissato il successo dell’anno prima. 

Figlio unico, proveniente da una famiglia di contadini, con papà Guido che all’occorrenza faceva il boscaiolo o lavorava in ferrovia quando nevicava. Sposato con Renata (non ha figli perché dice che non se l’è sentita mai di mettere al mondo qualcuno che dovrà affrontare un futuro dal quale non si aspetta nulla) che spesso lo supporta nelle competizioni più impegnative, vive a Robilante, un paesino di duemila anime circondato dalle montagne.

Non vive però nella sua casa natale, quella non c’è più, barattata e distrutta per far posto ad una cava mineraria, nella quale poi andò a lavorare. “La zona è stata stravolta, nel bene e nel male. Ha fatto dei danni ambientali, ma ha anche portato l’industria, ci ha tolti dalla miseria”. “Il mondo dei vinti è così“, aggiunge con un filo di voce.

Prima del cementificio ha fatto il boscaiolo e poi il camionista, ed è stato in quel periodo, all’età di 27 anni, che ha cominciato a correre. Scelse il running perché era uno sport facile ed individuale. “Si fa con poche cose, non serve un’equipe per correre. E’ sinonimo di libertà, puoi allenarti quando vuoi, hai un po’ di tempo ed esci, puoi andare da solo, non importa che tu abbia un compagno come a bocce. Ho iniziato perché mi sentivo senza fiato. Lessi che la corsa era la base di tutto ed iniziai ad allenarmi”.

 

marco-olmo-desert-training-1L’ ALLENAMENTO

Marco come ci si allena per un trail?
“Io sono molto spartano, la corsa è correre! Prima di tutto devi correre. Se devi fare gara con più salite e discese, ti alleni su salite e discese; se la gara è in piano fai più allenamenti in piano. Io le ripetute non le ho mai fatte, e ormai non comincio più a farle. Sono dell’idea di correre per istinto, ad un’andatura che vada bene per te, ci pensa la corsa: ci sono le salite che ti fanno andare su il cuore e le pianure che ti fanno fare la falcata un po’ più lunga.”

So che non hai un allenatore che ti segue.
“Io mi sono sempre detto ‘tanto alle Olimpiadi non ci vado’, un lavoro ce l’ho, un capo ce l’ho già sul lavoro, se ne avessi uno anche dopo il lavoro per l’allenamento, la corsa sarebbe un altro lavoro, e allora… Io sono un po’ uno spirito libero, che non ama molto essere comandato. E poi se le cose non vanno bene è troppo facile dare la colpa all’allenatore. Non fa per me.”

Tu partecipi spesso a gare lunghissime, per cui non ci si improvvisa, bisogna essere ben prepararti. Come gestisci i tuoi allenamenti?
“Corro, praticamente tutti i giorni per un’ora, un’ora e mezza. Più o meno una volta a settimana faccio un lungo, di 7/8 ore. Parto alle tre del mattino così per mezzogiorno sono a casa, simulo un po’ la situazione che si presenta in gara. Spesso incontro caprioli e cinghiali lungo il percorso; spero sempre che non ci sia la mamma cinghiale con i piccoli, perché è piuttosto aggressiva.”

 

SCARPE, ATTREZZATURA, RICOGNIZIONE

Servono scarpe specifiche?
“Le scarpe sono qualcosa di molto personale. Io ho vinto il Monte Bianco e due o tre Cro Magnon (Cro Magnon Extreme Race, ndr) con una scarpa da maratona. Io sono contrario a queste scarpe pesantissime. Ci sono molte correnti: c’è quello che dice ‘tanto io vado piano, ho bisogno di una scarpa protettiva e robusta’, quello che va forte invece ha bisogno di andare via leggero, con la scarpa protettiva va a finire che prende a calci i sassi! Io cerco una scarpa leggera, che ti permetta di andare via leggero, e che ammortizzi bene.”

Altra grande differenza con la corsa su strada è lo zaino…
“A seconda delle gare l’organizzazione richiede k-way, kit di soccorso, telo termico, luce, telefonino… Mah, questo è un po’ il business del trail, devi avere molta attrezzatura, e per essere un po’ attrezzato rischi di spendere anche diverse centinaia di euro! Invece chi corre su strada ha bisogno di maglietta, pantaloncini e scarpe. Ma questi sono i regolamenti! Uno dovrebbe poter dire ‘Io so che impiego un certo tempo, e mi serve questo’, però se non lo impongono la gente non lo fa e viaggia leggera, e si rischiano incidenti, per questo hanno introdotto regolamenti severi. Come nelle scarpe, anche nell’attrezzatura io cerco leggerezza!”

olmo-de-pascale_il-corridore-coverSul tuo libro, Il Corridore, ho letto che ti capita di fare i sopralluoghi dei percorsi di gara con tua moglie.
“Se uno ha la possibilità di vedere prima il percorso può servire, in ogni caso ti fai un’idea del percorso dall’altimetria, anche se non lo vedi sai cosa ti aspetta. Poi a volte è meglio saperlo, altre è meglio non sapere a cosa vai incontro! Alcuni percorsi, come quello del Cro Magnon, li conosco ormai a memoria, li faccio spesso in allenamento. Diversamente ho avuto mia moglie che mi ha fatto assistenza al Monte Bianco, ma non sono mai andato a vedermi tanto così prima della gara! Prima o poi andrò a farmi un giro, come fanno i turisti, per vedere i posti in cui sono sempre passato di notte, per vedere come sono, perché in realtà non li ho visti!”

 

ALIMENTAZIONE E GESTIONE DELLA GARA

Marco, tu corri trail anche molto lunghi, come gestisci l’alimentazione durante la gara?
“Ormai è facile, c’è di tutto: dalle barrette, ai gel, alle gelatine… Bisogna provare, anche questa è una cosa molto personale. E’ un problema che hanno un po’ tutti, bisogna trovare il sistema giusto e non sbagliare alimenti, meglio qualcosa di facile da masticare, che non faccia stare gonfi o dia fastidio all’intestino. Io ho già anche mangiato il parmigiano in gara! Bisogna mangiare, la crisi di fame ti lascia stravolto che non riesci più ad andare avanti, nemmeno in discesa! Sulle gare lunghe, dopo la prima ora, io mangio ogni 40/45 minuti.”

Io sono vegetariano, ho scoperto che anche tu sei vegetariano! (molto interessante il passaggio nel libro Il Corridore, in cui Marco riconduce la scelta vegetariana ad una scelta di ‘leggerezza’, vi consiglio la lettura!)
“Allora non mi chiederai: ‘e le proteine?!’ (ci sorride). Qualcuno è riuscito anche a chiedermi ‘allora mangi solo carote?’… un momento, non sono una capra, carote magari non ne mangio per niente e sto bene lo stesso! Se togli la carne sembra che non ci sia più niente! La scelta vegetariana mi ha cambiato molto la vita, nel senso di vedere il mondo con occhi diversi, e spero di non tornare mai indietro! La mia dieta è ricca di carboidrati, le proteine servono poco all’adulto, quelle in eccesso fanno danni. Perché la gente è mal messa? Perché mangia troppe proteine!”

marco_olmo_03Tornando alla corsa… A livello di concentrazione immagino che correre in montagna non sia come correre su strada. 
“C’è l’asperità del terreno! Se vai in crisi di zuccheri, perdi lucidità, non alzi più i piedi, inciampi e cadi. Bisogna rimanere concentrati sul percorso, avere la mente sempre presente. In montagna devi sempre stare concentrato sul sentiero e su dove metti i piedi, non ti godi tanto il paesaggio, dai un’occhiata con la coda dell’occhio.”

Come gestire le salite in gara?
“Quando c’è una bella salita, si cammina. Quando vedi che corri alla stessa velocità a cui cammini, conviene camminare, c’è meno spreco di energia. Su una corsa lunga non puoi andare fuori giri come su una corsa ad esempio da 40 minuti: se fai una bella salita tirata, o una bella discesa tirata, poi sei morto, e se ti mancano ancora 80/100 km… è meglio andare con i piedi di piombo, andare regolari fino alla fine, e poi raccogli i ‘cadaveri’ man mano che prosegui, sennò sei tu il ‘cadavere’ da raccogliere, e quando ti superano non è bello, meglio superare!”

E l’altitudine?
“Non è un problema, considera che nelle gare al massimo vai sui 2500 metri, chiunque un po’ allenato fino a 3000 metri non ha problemi, al massimo vai un po’ più piano e soffri un po’ di più. Io ho fatto una corsa nel 2009 in Marocco, avevo 61 anni, e sono arrivato a oltre 4000 metri, ripeto al massimo soffri un po’ di più! Non ho mai fatto grossi allenamenti in quota, né acclimatazioni, non penso che influisca così come dicono.”

 

Per saperne di più: Il Corridore (anche in formato DVD)

 

Leggi anche: Scott Jurek – A volte lo fai e basta

Source: SULLE TRACCE DI MARCO OLMO | BROStoRUN

Source: http://www.runningpost.it/marco-olmo-ultra-runner-vegetariano-con-buoni-geni/

Se ti è piaciuto questo articolo:

Written by: SnoopyWanderer

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *